La musica ha un potere. Ha un potere che forse nessun’altra arte può vantarsi di possedere in modo così marcato. Che è quello di saper catturare così tanto l’ascoltatore, trasportarlo in un mondo parallelo, fatto di immagini date dalle parole e dai giochi musicali creati dal compositore. Quando un disco ti prende e ti cattura la sensazione che provo è quella di isolarmi, di riuscire a concentrarmi in modo catalettico su quello che sta accarezzando o violentando le mie orecchie. Ci sono dei gruppi che sono capaci di scrivere della musica col cuore, con il piacere e la voglia, quella voglia che va al di là degli automatismi maledetti che vengono imposti da quello che ormai è il burattinaio che gioca a suo piacimento con i fili delle bands, il music business.
I 16 sono fra questi gruppi, nessuna pretesa di diventare famosi, di farsi notare, di vendere qualche copia in più. No, niente di tutto questo. Solo un’indole ed un’attitudine adatta a farci sentire quello che sanno suonare, e bene. Solo una musica concreta, avvolgente, calda e sognante, ma anche aggressiva, potente e movimentata. Caratteristiche queste tipiche di un genere come lo sludge. E lo sludge dei 16 non è una musica qualunque. Immaginatevi le partiture stoner dei Kyuss, così desertiche ed avvolgenti. Unitele alla pesantezza dei migliori EyeHateGod e dei Soilent Green, e al southern dei Down. Otterrete un mix di sensazioni differenti che creano qualcosa di unico e speciale. Chiaramente azzeccata la produzione, con quel senso di “ovattato” che ben figura in un genere come lo sludge. Ottimo, ottimo davvero questo “Bridges To Burn”. Non voglio aggiungere molto altro, è bene che chi voglia addentrarsi nel mondo dei 16 lo faccia un po’ alla cieca, chiaramente sapendo le linee guida di questo disco, l’ultimo di una serie vincente, di qualcuno che sa veramente cosa sia la musica e cosa voglia dire emozionare con le proprie abilità compositive.
Unica critica, che non è una critica, posso solo dire che non mi sento di dare il massimo dei voti, per il semplice motivo che non siamo di fronte ad un disco fondamentale. Il massimo è il massimo, qui manca solo quel pizzico di perfezione in più da farmi scattare la scintilla del vero e proprio capolavoro. Tutto questo non va a sminuire un cd speciale, a tratti esaltante, che sicuramente avrà qualcosa da dire nella classifica dei migliori dell’anno. Da avere e ascoltare fino a consumarlo, non ne rimarrete delusi.

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